La geopolitica delle rotte marittime

L’osservazione delle rotte marittime dice molto sulla storia degli uomini, dei loro scambi, e della volontà di potenza. L’espansione del commercio ha spinto l’uomo a conquistare gli oceani, le potenze marittime hanno tracciato rotte, esplorato stretti e scavato canali in grado di cambiare i rapporti di forza globali. Fino a disegnare il mondo in cui oggi si muovono risorse naturali, manufatti e navi da guerra.

Uno degli argomenti dialettici della geopolitica è la contrapposizione tra potenze di terra e potenze di mare. Al di là delle semplificazioni che spesso caratterizzano questo approccio, di sicuro c’è che dietro la visione strategica…

L’amministrazione Biden si pentirà del via libera al Nord Stream 2

Dopo giorni di trattative e anni di controversie, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha dato il via libera al gasdotto Nord Stream 2 mettendo da parte i timori e privilegiando la necessità di rafforzare le relazioni con Berlino. Durante la visita in Europa della settimana scorsa Biden aveva incontrato Angela Merkel ribadendo che il raddoppio del gasdotto che collega direttamente Russia e Germania era «un cattivo affare destinato a portare benefici solo al Cremlino», che avrebbe «aumentato la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia e regalato a Vladimir Putin un’arma in più da usare contro l’Ucraina e gli altri…

Il nuovo corso delle relazioni transatlantiche

La solita Europa e la nuova America cominciano a guardarsi. Il nuovo presidente degli Stati Uniti ha telefonato ai principali alleati europei. Prima la Francia, poi la Germania, quindi l’Irlanda e infine il Regno Unito. La conversazione con Boris Johnson è stata la più attiva sul piano diplomatico, Joe Biden ha chiesto al premier britannico di fare in modo che la Brexit non comprometta gli accordi di pace tra Irlanda e Irlanda del Nord. Il presidente eletto è uno dei dei circa 30 milioni di Irish-American, e ha molto cuore il destino degli irlandesi.

Nelle stesse ore, parlando alla conferenza…

Sprecare il Recovery Fund

La presidenza tedesca del Consiglio europeo e i negoziatori del Parlamento europeo hanno raggiunto l’accordo sul prossimo bilancio pluriennale (Mff) e sul pacchetto Next Generation EU (Ngeu). Dopo l’approvazione della plenaria dell’Europarlamento, l’accordo dovrà essere approvato dal Consiglio, superare la minaccia di veto di Ungheria e Polonia e le lungaggini delle ratifiche nei parlamenti nazionali. Tuttavia, i governi hanno tirato un sospiro di sollievo nell’attesa di fondi che, anche se in ritardo, arriveranno.

Il successo del Recovery Fund però non dipende da questo, ma dalla capacità dei Paesi che ne hanno più bisogno di “assorbire” le risorse a loro disposizione…

Il non detto del Recovery Fund franco-tedesco

Le reazioni politiche alla proposta franco-tedesca per il recovery fund si sono concentrate sull’ammontare della cifra, la differenza tra crediti e trasferimenti e le eventuali condizionalità. Il dibattito tra cicale e formiche caratterizza da sempre l’Unione Europea, e sarà così anche stavolta, ma scorrendo le sei pagine del testo si leggono altre cose su cui vale la pena soffermarsi, come le priorità di spesa del fondo e altri dettagli aperti a diverse interpretazioni.

In particolare, possiamo vedere che tra gli obiettivi ci sono la “sovranità strategica nel settore sanitario” e “il rafforzamento della resilienza dell’economia, dell’industria e della sovranità dell’Unione…

Il non tanto nuovo governo israeliano

Il presidente della repubblica israeliana Reuven Rivlin ha affidato formalmente a Benjamin Netanyahu l’incarico di formare un nuovo governo. Con la convalida della Corte Suprema la questione è chiusa, l’accordo di governo tra i due ex-rivali Bibi Netanyahu e Benny Gantz è cosa fatta: nonostante i processi a suo carico, mercoledì 13 maggio Netanyahu potrà tornare a fare il primo ministro per la quinta volta. Finisce così la più lunga crisi politica della storia di Israele, con Bibi l’immortale ancora al suo posto dopo 16 mesi di campagne elettorali, tre tornate elettorali e un governo in carica per gli affari…

L’Iran sta riducendo la sua presenza in Siria?

La repubblica islamica dell’Iran è la potenza regionale del Medio Oriente impegnata da anni nell’impresa di costruire la cosidetta Mezzaluna Sciita, il progetto persiano di egemonia nella regione destinato a scontrarsi con altri interessi nazionali e progetti egemonici. In un contesto dove la maggioranza della popolazione è araba e sunnita, non c’era bisogno di essere grandi analisti per avere più di qualche dubbio sull’effettiva possibilità di realizzare una supremazia sciita sulla regione.

A essere vicino al fallimento è il progetto del corridoio logistico che dovrebbe collegare Teheran al Mar Mediterraneo connettendo la capitale iraniana con Baghdad, Ramadi, Palmira, Deir ez-Zor…

L’America ritorna alle porte dell’Artico

Le forze armate degli Stati Uniti e del Regno Unito hanno inviato tre cacciatorpedinieri (statunitensi) e una fregata (britannica) nel Mare di Barents. La missione di pattugliamento è stata notificata alle forze armate della Russia e formalmente non c’è niente di ostile, le navi si sono spinte fino alla porta dell’Artico russo solo per esercitare la capacità operative nelle difficili acque artiche. Tuttavia, non è certo un caso se le stesse navi che recentemente si erano esercitate in tecniche di guerra anti-sommergibile si siano spinte fin sulle porte della fortezza militare russa della penisola di Kola. Nonostante sia un membro…

L’Asse Trump-Netanyahu e la pace impossibile

Alla fine è arrivato. Dopo tre anni di attesa e speculazioni, il piano di pace statunitense per risolvere il conflitto israelo-palestinese è stato presentato. L’accordo del secolo, come l’ha definito Donald Trump, si chiama Vision for Peace. In realtà la proposta non è niente di eccezionale, si tratta dell’ennesima versione del piano di spartizione proposta da Yigal Allon nel 1967 dopo la Guerra dei Sei Giorni. Più che una credibile proposta per risolvere il conflitto il piano sembra una spregiudicata mossa politica a uso interno di Trump, ma potrebbe portare alla fine degli Accordi di Oslo.

Il documento dell’amministrazione Trump…

L’abbraccio energetico di Russia e Cina

Cina e Russia promettono ripetutamente di aumentare la cooperazione politica ed economica. Una sinergia per lo più forzata dall’ingombrante attivismo statunitense, quindi difensiva, ma comunque sostanziale. Il settore energetico è quello dove la collaborazione russo-cinese diventa più naturale, data la complementarità delle loro economie.

La Cina ha bisogno di volumi energetici sempre maggiori per nutrire la propria crescita, la Russia ha bisogno compratori per le sue risorse energetiche. L’anno nuovo inizia bene per i progetti energetici russi: i gasdotti Turk Stream e Power of Siberia sono stati completati, mentre il Nord Stream 2 ha raggiunto il punto di non ritorno…

federico bosco

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