Capire cosa sta succedendo a Chemnitz e il futuro della Germania

Ancora non è del tutto chiara la dinamica degli eventi che ha scatenato i disordini a Chemnitz, terza città per per numero di abitanti (circa 246.000) dello stato della Sassonia, un Länder di quella che una volta era la Germania Est e oggi continua a essere “la parte sbagliata” della Germania riunificata. Dalle ricostruzioni si legge che verso nella notte tra sabato e domenica verso le 03:00 del mattino una rissa è finita con la morte di un trentacinquenne tedesco e il ricovero in ospedale di altri due persone rimaste gravemente ferite. Secondo alcune fonti, le tre vittime si stavano dirigendo verso un bancomat, quando alcuni stranieri si sono avvicinati a loro ordinandogli di consegnare la carta per il prelievo. Ovviamente i tre si sono rifiutati di farlo e c’è stato un diverbio, ma dopo pochi minuti sono stati nuovamente raggiunti dal branco e presi a coltellate, tante: l’uomo che è stato ucciso è arrivato in obitorio con 25 coltellate sul suo corpo, mentre uno dei due sopravvissuti ha una gravissima ferita alla testa.

La vicenda non è del tutto chiara perché sia la polizia che i media l’hanno raccontata in maniera ambigua e omettendo elementi importanti, un comportamento che ha avuto l’effetto controproducente di lasciare spazio a speculazioni di ogni tipo rimbalzate su siti e social network che hanno contribuito a infiammare gli animi di una città dove la situazione non era affatto tranquilla neanche prima di questo omicidio, che i media tedeschi hanno stentato a definire come tale rifugiandosi in un generico “fatti da chiarire” e cose di questo tipo, un po’ come è successo da noi con lo squallido equilibrismo con cui è stato raccontato l’omicidio di Pamela Mastropietro.

Tanto per cominciare, all’inizio non è stato facile neanche sapere il nome completo della della vittima, un “silenzio stampa” rotto grazie all’azienda per cui lavorava: l’uomo ucciso si chiamava Daniel Hillig, un tedesco di origine cubane che potremmo definire “afro-tedesco” , tanto per fare riflettere chi oggi bolla come “nazisti” tutte le persone coinvolte in queste proteste. La dinamica dei fatti è stata oggetto di numerose interpretazioni, c’è chi dice che è stata una rapina finita male come ho raccontato sopra, chi una rissa tra persone di diverse nazionalità per cercare di spalmare la colpa su vittime e carnefici, chi dice che l’uomo accoltellato è stato ucciso mentre difendeva la sua ragazza dal tentativo di stupro da parte del branco di rifugiati per sottolineare il comportamento predatorio di queste bande che si aggirano per Chemnitz come in molte altre città tedesche. Comunque siano andate le cose, di sicuro si tratta di un’aggressione criminale con da una parte le vittime e dall’altra i carnefici. La polizia ha fermato due sospetti: un iracheno e un siriano poco più che ventenni, gente che in Germania non doveva stare, e se proprio doveva beneficiare dello status di rifugiato, avrebbe fatto bene a stare chiusa da una parte senza starsene la libertà di andare in giro di notte a fare disastri.

La storia ha scossa la coscienza collettiva della città, evidentemente la situazione era già molto tesa. Nella giornata di domenica dopo la notte dell’omicidio un gruppo di hooligans di estrema destra, i Kaotic Chemnitz, ha annunciato una manifestazione per invitare “fan e simpatizzanti” a riunirsi per mostrare chi comanda in città. Contemporaneamente, anche la sezione locale di AfD aveva chiamato alla mobilitazione e i due cortei hanno finito per trovarsi arrivando a formare una manifestazione spontanea con quasi un migliaio di persone che andavano dai membri del gruppo ultras al normale cittadino arrabbiato e preoccupato per la mancanza di sicurezza in città. Durante la manifestazione è successo che alcuni rifugiati e immigrati sono stati insultati e aggrediti in seguito a diverbi con i manifestanti, e la situazione è degenerata fino a scontri diretti tra manifestanti e polizia, che ha dovuto reagire per provare a riprendere il controllo di una situazione che è stata arginata con estrema difficoltà, tanto da dover chiedere l’invio di rinforzi dalla vicina città di Lipsia.

Il giorno dopo, lunedì, nella città ha avuto luogo un’altra manifestazione molto più grossa della precedente, anzi due: una di circa 6.000 persone a supporto dei gruppi di estrema destra e un’altra di circa 1.500 persone organizzata dai gruppi di estrema sinistra “antifa” per contrapporsi “ai neo-nazisti” e presunti tali. Ovviamente la situazione è degenerata e ben 18 manifestanti da entrambe le parti e due poliziotti sono rimasti feriti, mentre quattro manifestanti di estrema destra sono stati attaccati mentre tornavano a casa da un gruppo di 15–20 persone, due di loro sono stati ricoverati in ospedale.

Da allora, questo copione continua a ripetersi praticamente ogni giorno e Chemnitz è diventata il centro della Germania e d’Europa, con un dibattito politico delirante che sta disegnando la Sassonia come la culla del neonazismo e tutti i partecipanti a queste manifestazioni come le nuove camicie brune. La cancelliera Angela Merkel e il ministro dell’Interno Horst Seehofer hanno offerto sostegno federale alla polizia della Sassonia (in Germania ogni Länder ha la sua polizia), la Merkel ha rimarcato totale fermezza contro ogni tipi di rivolta e disordini, ma le sue parole non hanno avuto alcun effetto sugli abitanti di Chemnitz e la situazione ormai è completamente sfuggita di mano, con un’iconografia che sembra quella di una guerra.

L’ondata di violenza ha preso tutti di sorpresa, tuttavia, che l’estrema destra sia in crescita in Sassonia come in tutta la Germania Est non è certo una novità. In Sassonia è nato il movimento anti-Islam PEGIDA, acronimo di “patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente”, che non se la prende con tutti gli immigrati ma esclusivamente con i musulmani e organizza quasi ogni settimana dei cortei, soprattutto a Dresda ma non solo. La Sassonia è anche uno dei feudi elettorali di AfD, che alle scorse elezioni lì è andato benissimo, con risultati quasi pari a quelli della CDU e nettamente superiori a quelli della SPD. Nel collegio elettorale di Chemnitz in particolare AfD è rimasta dietro alla CDU per appena mezzo punto percentuale, ecco quindi perché tanto interesse per questo Länder e tanta fermezza dei media nel bollare tutto come neonazismo senza voler raccontare la storia che c’è dietro tanta rabbia e tanto malessere.

In un video che mi ha particolarmente colpito una giornalista discute con i manifestanti trincerandosi dietro il tipico atteggiamento snob progressista, ma i manifestanti — persone assolutamente normali— gli rispondono con la disperazione di chi cerca ascolto e comprensione per i problemi che sta vivendo, ma trova solo una totale mancanza di empatia da parte di chi finge di essere lì per ascoltare. Se la bella gente continua a bollare tutti gli insoddisfatti e gli irrequieti come “populisti di estrema destra” alla fine tutti gli insoddisfatti e gli irrequieti finiranno con il sentirsi a casa loro in mezzo agli estremisti di destra, e presto avremo esattamente la profezia autoavverante che dal voto di protesta e di vendetta nelle urne porterà direttamente ad un’autentica svolta autoritaria. In mezzo a tutto questo disordine, un partito come AfD ha gioco facile a proporsi come il soggetto politico in grado di riportare legge e ordine in Germania.

Secondo i sondaggi AfD è in crescita, nei Länder dell’ex Germania Est di Sassonia, Sassonia-Anhalt e in Turingia il partito dell’alternativa si sta affermando nettamente come il secondo partito partito dopo la CDU, che ha perso circa un quarto dei suoi consensi. La Sassonia era una fortezza della CDU, ma il 41% di una volta oggi è diventato un timido 30% mentre il partner di governo regionale, la SPD, è crollata a un misero 11% senza speranza di risalita: anche qui una GroKo per il governo regionale non è più possibile. AfD invece è quotato a uno stabile 25% (tutti i dati li trovate qui). Quando si parla dei governi regionali tedeschi è bene ricordare che in Germania la legge elettorale per il governo dei Länder obbliga a trovare una maggioranza parlamentare su base proporzionale — non maggioritaria come da noi — quindi non è possibile mettere insieme governi con maggioranze relative lontane dall’espressione del 50% del voto popolare.

L’establishment tedesco è nel panico, la FAZ accusa Alice Weidel, la leader di AfD, di fomentare le violenze che accusando governo federale e la polizia di lasciare che i la violenza per le strade di Chemnitz continui. I partiti di governo non sanno come affrontare la situazione e si attaccano a vicenda. Con tutta probabilità AfD diventerà il secondo partito della Germania nel giro dei prossimi 5 anni, spazzando via la SPD. Anche se non diventerà il primo partito del paese, presto comincerà a diventare partner di coalizione nei governi regionali, quando diventerà impossibile formare maggioranze parlamentari con le precedenti combinazioni, e a quel punto la sua influenza sulla politica tedesca sarà determinante. Per vedere i primi segnali di questa svolta non dovremo aspettare molto: a ottobre si vota in Baviera, il Länder più ricco della Germania che fino adesso ha vissuto nella comoda supremazia della CSU, e a maggio si vota per il Parlamento Europeo, dove AfD potrebbe diventare il protagonista di un nuovo corso dalla forma e dagli esiti ancora tutti da vedere.

Con una mappa è tutto più chiaro https://www.open.online/author/federico-bosco/

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