Come si vincono (o perdono) le elezioni americane

Nel 2016 Hillary Clinton prese 3 milioni di voti in più di Donald Trump, ma non fu lei ad andare alla Casa Bianca. Sono passati quattro anni dal giorno in cui tutti si resero conto che negli Stati Uniti è possibile perdere le elezioni anche vincendo il voto popolare con milioni di voti di vantaggio, a dispetto di tutti i pronostici e delle previsioni dei sondaggi.

Il sistema elettorale americano non è complicato, ma funziona in modo completamente diverso da quelli dei Paesi europei, anche rispetto a modelli apparentemente simili come il maggioritario del Regno Unito o della Francia.

Per vincere la presidenza i candidati devono affrontare 50 elezioni in ognuno dei 50 stati della federazione. Ogni stato ha un “valore” espresso con la quantità di grandi elettori che assegna al candidato vincente, come se fossero dei punti. Per esempio, il popoloso Texas assegna 38 grandi elettori, la California 55. Stati grandi ma poco abitati come il Colorado, il Nevada o l’Utah ne assegnano solo sei, i piccoli Vermont e Delaware tre.

Perciò, dopo la chiusura delle urne inizia una lunga conta dei grandi elettori conquistati stato per stato, fino a scoprire chi ha raggiunto il fatidico numero di 270 grandi elettori (su 538) che segna la vittoria.

Ogni stato è un sistema dove il vincitore prende tutto: chi ha più voti si prende tutti i grandi elettori dello stato. Ci sono solo due eccezioni, lo stato del Maine e del Nebraska che consentono di scegliere un grande elettore diverso per ogni distretto congressuale cui ha diritto lo stato. Ecco perché è possibile superare l’avversario anche con meno voti, ed ecco perché la partita è ancora aperta nonostante lo svantaggio di Trump nei sondaggi.

Gli stati decisivi
Il sistema elettorale determina le strategia dei candidati. Nel caso americano, ciò significa che la competizione si concentra negli stati dove la partita è aperta. Le storia e i sondaggi permettono di sapere chi vincerà nella maggior parte di ognuno dei 50 stati, perciò i candidati concentrano gli sforzi dove l’esito è incerto, in bilico, nei cosiddetti swing states.

270 To Win

Quest’anno gli stati più combattuti, detti battleground states, sono sei: Arizona, Florida, Michigan, North Carolina, Pennsylvania e Wisconsin.

Nel 2016 Trump vinse con un margine stretto, è qui che sarà concentrata l’attenzione della notte tra il 3 e il 4 novembre. Altri stati da guardare sono la Georgia, il Minnesota e l’Arizona. Per ribaltare i pronostici, Trump deve assolutamente vincere in Florida, Georgia, Pennsylvania e Arizona.

Partecipazione al voto e discontinuità con il passato
In America vivono 328m di persone, circa 250m di queste possono votare. Esclusi dal voto sono i minorenni e alcuni ex-detenuti privati del diritto di voto. La partecipazione non è molto alta rispetto agli standard europei, in media a votare è solo il 55% degli aventi diritto, nel 2016 hanno votato 136m di persone. Stavolta però la partecipazione potrebbe segnare un grande discontinuità rispetto al passato.

Negli Stati Uniti è possibile votare in anticipo, o spendendo il proprio voto per posta, o consengnandolo di persona negli appositi seggi. Nel 2016 hanno votato in questo modo circa 57m di persone, ma quest’anno a causa della pandemia il voto anticipato è stato scelto da 95m di americani. Numeri che lasciano presagire una partecipazione di gran lunga superiore alla media, con un risultato che potrebbe essere sorprendente, o completamente imprevisto.

Cosa aspettarsi dalla notte elettorale
I primi dati importanti dovrebbero arrivare intorno all’una e mezza (ora italiana, ma è alle due è mezza che si potrebbe capire davvero qualcosa sul risultato finale. Per quell’ora infatti dovrebbero arrivare i dati della Florida: se Joe Biden vince, per lui la Casa Bianca diventerebbe molto più vicina, altrimenti la faccenda si farebbe lunga, forse molto più lunga. In tempi normali, il risultato finale può darsi per acquisito tra le quattro e le cinque del mattino, ma non siamo in tempi normali.

Già, perché se l’Election Day non portasse a una vittoria netta, ci sarebbe il problema del conteggio del voto per posta arrivato in ritardo o contestato per altri motivi, con possibili ricorsi. Lo scenario peggiore è assistere a giorni e giorni di conteggi e veleni, fino a un contenzioso Trump-Biden da risolvere davanti alla Corte Suprema.

Con una mappa è tutto più chiaro https://www.open.online/author/federico-bosco/

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