La terza rivoluzione cinese nel delta del fiume delle perle

Mentre proseguono le proteste a Hong Kong, la Cina ha ufficialmente dichiarato la volontà di fare della vicina di Shenzhen un centro globale di innovazione tecnologica e affari entro il 2035, attribuendogli una centralità strategica superiore a quella di Hong Kong. La vicina Shenzhen è destinata a diventare non solo la città modello dell’era di Xi Jinping, ma anche il principale hub tecno-finanziario della Repubblica popolare.

Shenzhen, Hong Kong e Macao fanno parte della Greater Bay Area, una megalopoli composta di undici metropoli con 71,6 milioni di abitanti e un pil di 1.641,27 miliardi di dollari nel 2018 situato nel delta del fiume delle perle.

L’obiettivo è trasformare quest’area di 56.904 kmq nel Guangdong nella prima regione al mondo per brevetti tecnologici, start-up, investimenti in imprese innovative, intelligenza artificiale, 5G e digitalizzazione. Se il progetto si svilupperà secondo il piano, la regione diventerà un centro dinamico di innovazione e servizi con un pil di 4.620 miliardi di dollari entro il 2030. Ciò potrebbe significare il superamento della bay area giapponese di Tokyo e di quelle americane di New York e San Francisco.

Ma l’obiettivo Xi Jinping non può essere pienamente realizzato senza stringere alla madrepatria le ex colonie occidentali di Macao e Hong Kong, oggi tornate alla Cina ma autonome nel quadro di “un paese, due sistemi”. Di sicuro non possono essere tollerate “province ribelli” nel cuore di una delle tre megalopoli più importanti della Cina.

Dopo la rivoluzione di Mao Tse Tung nel 1949 e di Deng Xiaoping alla fine degli anni settanta, in Cina è iniziata la terza rivoluzione, stavolta con il volto e il carisma di Xi Jinping. In patria il presidente cinese ha concentrato su di sé il potere, e dato alla politica estera della Repubblica popolare una svolta decisa, quasi imperiale. Pechino adesso si considera una potenza ineluttabile e vuole dimostrarlo al mondo.

Con la rivoluzione di Xi si chiude definitivamente l’epoca di Deng, in cui l’impetuosa crescita economica era accompagnata da un rassicurante — ma sapientemente calcolato — basso profilo. Le tensioni di Hong Kong vanno quindi viste come l’ennesimo capitolo di una corsa cinese inarrestabile, ma dagli esiti ancora incerti.

Con una mappa è tutto più chiaro https://www.open.online/author/federico-bosco/

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